
Costruire, aggiustare, inventare… la musica, il teatro, il bel cinema… presepista accanito nei periodi canonici. Insomma, varie passioni.
La voglia di scrivere, la “necessità”, m’è letteralmente deflagrata dentro nel 2009, dopo aver partecipato, solo per il “pare brutto”, alla presentazione di un libro pubblicato da mio suocero.
Il giorno dopo già raccoglievo fantasie, frammenti di cultura napoletana, dicerie, storielle… un guazzabuglio senza apparente filo conduttore che poi, pian piano, è diventato il primo libro pubblicato: “Il giorno che la notte non viene”.
Consolidata la faccia tosta, forte di insperate soddisfazioni, decisi di mettermi in gioco con qualcosa di più ardito: interagire con i miei personaggi! Nacque “Il luogo degli specchi opposti”: Premio Cimitile 2017, pubblicato da Guida Editore. Una prima presentazione da favola nella sala Rari della Biblioteca Nazionale; un’accoglienza nemmeno immaginata.
Dopo i primi libri.
C’è un gusto suadente nello sfogliare le proprie parole, nell’ascoltarle, trasformate in audiolibro… C’è tanto gusto nell’essere applaudito da una platea partecipativa, nel ricevere premi, concedere interviste, esporre riflessioni, firmare copie e rispondere a domande coerenti… Sono piaceri che creano “dipendenza”! E poi, poteva mai finire così la storia di Ubà e compagni?
È passato del tempo; non sto manco a spiegare perché. Ci ho lavorato per cinque anni ma adesso “OLTRE GLI SPECCHI OPPOSTI”, il mio nuovo libro, la mia nuova scommessa, è in libreria e on-line con i tipi di GRAUS Edizioni.
E… giusto per recuperare tempo perduto, anche un altro lavoro è in arrivo; un libro diverso dai precedenti. Scriverlo è stata una nuova, forte emozione…
Scrivere, oltre i libri.
Recensioni, prefazioni, note, poesie, racconti brevi, un poemetto scherzoso, modellatore narrativo per altre, prestigiose penne… Due commedie: “La panchina della discordia” e “Colpi alle scene”, consolidate dalla diretta esperienza teatrale; quella di calcare le “sacre tavole”. Non si ottiene niente di buono senza provare sulla propria pelle; senza conoscere e lavorare sodo!
